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Counseling

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1. Identificare una Relazione Tossica
Il criterio più semplice è l’ascolto del proprio stato energetico:

Segnali negativi: Ti senti svuotato, svalutato, non “nutrito” e la tua autostima diminuisce.

Manipolazione: Il partner tossico manipola le tue percezioni (gaslighting), facendoti dubitare della tua lucidità o banalizzando i tuoi sentimenti.

Relazione sana: Al contrario, è quella che ti arricchisce, ti fa sentire amato e sicuro.

2. Perché ci cadiamo? Le Radici Transgenerazionali
Secondo la psico-genealogia, non scegliamo il dolore per caso, ma per “fedeltà” inconscia:

Imprinting familiare: Se abbiamo visto modelli di amore basati sulla soppressione o sulla violenza, tendiamo a normalizzarli.

Eredità degli antenati: Portiamo dentro di noi i codici di ubbidienza di nonne o bisnonne vissute in epoche di patriarcato violento o abbandono (guerre, migrazioni).

Memoria cellulare: I traumi non risolti dei predecessori diventano informazioni archiviate nel nostro DNA energetico e biologico.

3. Il Metodo Crearmonico: Trasformare la “Ragnatela”
La dottoressa suggerisce che è possibile riscrivere queste memorie:

Riconoscimento: Dare voce agli antenati (“Avevi ragione”, “Sei innocente”) permette di sciogliere i nodi del passato.

Dalla ragnatela all’acchiappasogni: La relazione tossica non deve essere solo una trappola, ma può diventare un’occasione di trasformazione profonda. Entrare nel dolore per setacciarlo e uscirne con “ali per volare”.

Nota di riflessione: Il fatto che la dottoressa abbia vissuto personalmente una dinamica simile a 19 anni aggiunge un valore di autenticità ed empatia fondamentale al suo approccio clinico.

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